Direttore della Clinica Oculistica dell’Università di Milano Ospedale San Paolo
DEGENERAZIONE MACULARE LEGATA ALL'ETA' (DMLE)
 
 
Con questo termine si intende un complesso di alterazioni della parte centrale della retina, chiamata macula, che colpisce individui oltre i 55-60 anni.
La gravità e la frequenza ne fanno la più comune causa di cecità legale oltre i 60 anni nel mondo occidentale.
I pazienti affetti da questa patologia cominciano a vedere le immagini deformate (metamorfopsia) e poco nitide, soprattutto nella lettura.
Con il progredire dei sintomi diventa impossibile leggere, riconoscere le fisionomie, distinguere i colori, etc.. (scotoma centrale).
Si può giungere, in assenza di trattamento ad un deficit completo della visione centrale.
 
Esempio del deficit di visione centrale di un paziente affetto da degenerazione maculare senile.
metamorfopsia
scotoma centrale

Vi sono due forme principali di degenerazione maculare senile: una cosiddetta asciutta in cui si ha una atrofia della macula. E’ una forma a lenta evoluzione (quasi sempre si tratta di anni), meno grave della forma umida in cui crescono nella retina piccoli vasi sanguigni anomali da cui fuoriescono liquidi e sangue che la danneggiano.

Questa è la forma più grave e che evolve più rapidamente (talvolta anche nel giro di giorni) e che causa un marcato deficit visivo.
È anche la forma nella quale in presenza di una diagnosi precoce è possibile iniziare terapie di una certa efficacia.
COME FACCIO AD ACCORGERMI DI AVERE LA DMLE?
Test di Amsler.
È il test più semplice per l'autovalutazione e l'automonitoraggio della propria visione: è costituito da una griglia da osservare con un occhio alla volta, ad una normale distanza di lettura,indossando gli occhiali per vicino se normalmente utilizzati nella lettura. Serve per mettere in risalto i sintomi iniziali della DMLE (le linee della griglia sono viste ondulate, distorte, interrotte – metamorfopsie - oppure parti della griglia risultano offuscate, scure o mancanti- scotoma centrale -) o eventuali cambiamenti dei sintomi stessi, indice di una evoluzione della malattia. In questi casi è utile contattare il più presto possibile l'oculista.
La diagnosi si basa principalmente su un attento esame specialistico integrato da una angiografia retinica. Per questo esame si inietta in vena un liquido (fluoresceina e indocianina) che evidenzia le alterazioni vascolari e guida il trattamento.
Quest’ultimo è possibile solo nelle forme umide .
Fino ad un paio di anni fa si usava a questo scopo esclusivamente la cosiddetta terapia fotodinamica  in cui il trattamento laser è migliorato grazie all’iniezione endovenosa di una sostanza fotosensibile detta verteporfina.
Sono ormai molte migliaia le persone nel mondo che hanno fruito vantaggiosamente di questa terapia che è stata introdotta in Italia nel 1999 dallo studio multicentrico VIT ( Verteporfin in Italy), coordinato dal Prof. Orzalesi.
Peraltro al giorno d'oggi, la terapia più recente e nel complesso più efficace è rappresentata dall'iniezione all'interno dell'occhio di sostanze anti-VEGF, che nella forma umida si oppongono al processo di neovascolarizzazione. Questo trattamento è molto semplice e non rischioso pur dovendosi effettuare in una sala operatoria per motivi di sterilità. Dura pochi minuti, senza dolore e senza convalescenza
Sia la terapia fotodinamica che le iniezioni intravitreali hanno indicazioni che devono essere diffusamente spiegate al paziente e che, trattandosi di terapie altamente specialistiche, richiedono attrezzature e personale altamente competenti.
Aspetto molto importante dell’informazione del paziente è che queste terapie mirano principalmente ad arrestare l’evoluzione della malattia più che a migliorare il quadro obiettivo. Pertanto vi è interesse ad iniziarle il prima possibile quando il danno è agli inizi. Va anche segnalato che sono possibili recidive che andranno ritrattate con le stesse modalità del primo trattamento.
Le iniezioni intravitreali sono attualmente disponibili con tre preparati diversi, Avastin (bevacizumab) Macugen (pegaptanib ) e Lucentis (ranibizumab), ultimo ad essere stato introdotto in terapia e probabilmente il più efficace per ora. La disponibilità di questi farmaci a carico del SSN è variabile.
Ipovisione e possibilità riabilitative
 
Ma cosa  fare quando una patologia della macula, esempio la DMLE, è arrivata allo stadio finale di cicatrice stabile ma con vista residua molto bassa (definita “cecità legale” -1/10 o meno con impossibilità di leggere)?
 
Si tratta di un problema di estrema importanza in quanto moltissime persone, anche in Italia, si trovano in questa triste condizione particolarmente nella fascia di popolazione più debole, quella senile. In tempi moderni sono stati messi a punto sistemi di riabilitazione (ausilii per subvedenti) provati e prescritti da personale specializzato nei centri di Ipovisione, spesso con eccellenti risultati.
Ultimamente è stato anche studiato un sistema di riabilitazione chirurgica basato sull’impianto di un sistema telescopico di lenti, IOL-Vip (Visually Impaired People) System nel corso di un normale intervento di cataratta.
Questo sistema messo a punto nel nostro centro (N.Orzalesi e collaboratori “ The IOL-Vip System.
A Double Intraocular Lens Implant for Visual Rehabilitation of Patients with Macular Disease. Ophthalmology, 114, 860-865,May 2007.) si sta diffondendo rapidamente ad altri paesi dell’Unione Europea ( UK, Spagna, Germania).